Quando un dipendente privato chiede una cessione del quinto, non viene valutato soltanto il suo stipendio.
Anche il rapporto di lavoro e le caratteristiche dell’azienda possono incidere sulla possibilità di costruire l’operazione.
Da qui nasce la domanda: quali aziende sono ammesse alla cessione del quinto?
La risposta più corretta è che non esiste una lista pubblica e universale di aziende “buone” o “cattive” valida per tutte le banche.
Perché viene valutato anche il datore di lavoro
Nella cessione del quinto la rata viene trattenuta dalla busta paga.
Il datore di lavoro entra quindi nel meccanismo operativo del finanziamento perché, dopo la notifica della cessione, effettua la trattenuta e versa le rate al soggetto creditore secondo la disciplina applicabile.
Inoltre, per i dipendenti privati, la valutazione dell’operazione può tenere conto della stabilità del rapporto lavorativo e delle garanzie collegate.
Banca d’Italia ha tuttavia precisato un principio importante: la valutazione della posizione del datore di lavoro non può sostituire quella del cliente. Anche nella CQS il finanziatore deve valutare il merito creditizio della persona che chiede il prestito.
Non esiste una soglia aziendale valida per tutti
Si leggono spesso regole assolute del tipo:
“L’azienda deve avere almeno X dipendenti”.
Oppure:
“Sotto un certo fatturato la cessione è impossibile”.
Sono semplificazioni.
Banche, finanziarie e compagnie coinvolte nell’operazione possono adottare differenti politiche di valutazione.
Una posizione rifiutata da un soggetto non permette quindi di concludere automaticamente che nessuna soluzione sia possibile, ma neppure il contrario.
L’analisi va effettuata sulla pratica concreta.
Cosa viene controllato nel rapporto di lavoro
Gli elementi rilevanti possono comprendere:
- tipologia del contratto;
- anzianità del lavoratore;
- stipendio;
- TFR maturato;
- eventuali trattenute già presenti;
- continuità del rapporto;
- caratteristiche dell’azienda;
- durata residua del contratto, se non è a tempo indeterminato.
Il peso di questi fattori cambia in base alla politica del finanziatore e alle caratteristiche della pratica.
Quanto conta il TFR
Il TFR è particolarmente rilevante nella cessione del quinto dei dipendenti privati.
Non va però interpretato come un conto dal quale viene semplicemente “prelevato” il finanziamento.
Fa parte del sistema di garanzie collegato alla posizione del lavoratore e può incidere sulla valutazione del rischio dell’operazione.
Per questo l’anzianità lavorativa può avere rilevanza: a parità di altre condizioni, un dipendente assunto da poco e uno con molti anni di servizio non presentano necessariamente lo stesso profilo.
Questo non significa che esista un numero di anni capace di garantire l’approvazione.
Dipendente a tempo determinato: la cessione è impossibile?
Non è corretto rispondere in modo assoluto senza conoscere la pratica.
La durata residua del rapporto di lavoro diventa però un elemento fondamentale.
Un finanziamento che prevede trattenute sulla retribuzione deve essere compatibile con l’esistenza e la durata del reddito sul quale dovrebbe essere effettuato il rimborso.
Per questo la valutazione è normalmente più semplice quando esiste un rapporto lavorativo stabile e sufficientemente lungo rispetto al piano richiesto.
Le piccole imprese sono automaticamente escluse?
No.
La dimensione aziendale può essere uno degli elementi utilizzati nei processi di valutazione, ma non dovrebbe essere trasformata in una regola universale.
Esistono imprese con pochi dipendenti molto solide e imprese più grandi che possono presentare altre criticità.
Ciò che interessa all’intermediario è comprendere se l’insieme degli elementi della pratica permette di concedere il finanziamento nel rispetto delle proprie politiche e della normativa.
Cosa succede dopo la richiesta
Dopo la fase preliminare vengono verificati i dati del lavoratore e quelli necessari per la gestione della cessione.
Il datore di lavoro viene coinvolto nella procedura prevista per la trattenuta.
Questo passaggio distingue la CQS dal normale prestito personale, nel quale l’azienda del richiedente non effettua direttamente il pagamento delle rate.
Perché una simulazione iniziale può cambiare
Capita che un cliente ottenga online un importo indicativo e scopra successivamente condizioni differenti.
Non è necessariamente un’anomalia.
Una simulazione basata soltanto su età e stipendio non conosce ancora:
- TFR effettivo;
- anzianità;
- posizione aziendale;
- trattenute presenti;
- condizioni assicurative;
- documentazione del rapporto di lavoro.
Per questo una simulazione deve essere chiaramente presentata come indicativa fino al completamento dell’istruttoria.
Come preparare una richiesta corretta
La cosa più utile è fornire dati precisi fin dall’inizio.
Occorre evitare di nascondere un finanziamento, una trattenuta o una caratteristica del rapporto di lavoro nella speranza di ottenere un preventivo migliore.
Un preventivo costruito su informazioni incomplete non è un vantaggio: è semplicemente un preventivo che rischia di cambiare.
FAQ
La mia azienda deve essere convenzionata?
Dipende dall’operazione e dal soggetto finanziatore. Non esiste un’unica convenzione valida per tutte le cessioni dei dipendenti privati.
Se l’azienda ha pochi dipendenti posso chiedere la cessione?
La dimensione può entrare nella valutazione, ma da sola non permette di stabilire l’esito della pratica.
Il TFR è obbligatorio?
Il TFR ha un ruolo importante nella valutazione dei dipendenti privati, ma la pratica deve essere analizzata nel suo complesso.
Se una finanziaria rifiuta la mia azienda significa che la cessione è impossibile?
Non necessariamente, perché le politiche di assunzione del rischio possono differire. Non significa però che un altro operatore debba necessariamente approvare la richiesta.
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